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Questione di vampiri

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Il 16 giugno 1816 è una data che nessun amante dell’horror dovrebbe ignorare. Fu una notte di tempesta e di vento incessante per gli ospiti di una Villa sul Lago di Ginevra, Villa Diodati, i quali, impossibilitati ad uscire, non trovarono niente di meglio che sfidarsi a scrivere racconti del terrore. Tra di loro c’era nientemeno che Lord Byron, accompagnato dal suo medico e segretario personale John W. Polidori. Tra gli altri ospiti c’erano Percy Shelley e la sua compagna Mary Wollstonecraft, e anch’essi presero parte alla sfida.
Il mattino seguente erano così nate due delle creature delle tenebre tra le più popolari per tutto il XX secolo e fino ai nostri giorni: Frankenstein e il Vampiro, quest’ultimo l’autentico precursore del Dracula di Bram Stoker. La signora Wollstonecraft, infatti, di lì a poco sposerà il suo compagno assumendone il cognome, Shelley, ed è da tutti ricordata come la creatrice di Frankenstein.
Meno noto per il grande pubblico, invece, è il primo Vampiro letterario il cui protagonista presenta già in nuce le tipiche connotazioni del vampiro Stokeriano, ossia un gentiluomo di nobile stirpe, di bell’aspetto, che sugge il sangue alle sue malcapitate vittime di notte, per poi nascondersi o defilarsi di giorno.
Fu l’umile medico-segretario di Byron, ossia John William Polidori, inglese di origini italiane, a creare questa figura, mutuandola dalle caratteristiche di un personaggio (Lord Ruthwen) di un’opera del suo più famoso e talentuoso principale. L’opera di Polidori uscirà solo nell’aprile del 1819, prima in periodico e poi in volume, con il titolo The Vampyre: A Tale (London: Sherwood, Neely, & Jones). Fu attribuita inizialmente allo stesso Byron, il quale ne rigettò energicamente la paternità. Lo stesso anno il libro uscì in Francia, sempre in inglese, con il titolo The Vampyre: A Tale by the Right Honorable Lord Byron (Paris: Galignani, 1819). Ma quale fu la prima edizione italiana? Da sempre i nostri bibliografi riportano un’edizione del 1831, stampata a Udine (probabilmente un’edizione clandestina). Il riferimento lo troviamo nell’opera più importante dedicata alla letteratura “vampiresca”, ossia I vampiri tra noi, a cura di Ornella Volta e Valerio Riva (Milano, Feltrinelli, 1960). I curatori citano pertanto Il Vampiro, novella di Lord Byron del 1831 come prima apparizione dello scritto nella nostra lingua. Tra l’altro il libro non pare posseduto da alcuna biblioteca.
Fabio Giovannini, massimo esperto di letteratura sui vampiri in Italia, fa giustamente notare che il racconto di Polidori ebbe una fama e una popolarità così alta in quegli anni che non si può pensare che la prima edizione italiana sia apparsa solo dodici anni più tardi. Ce ne deve essera stata qualcun’altra nel frattempo. Ma nessuna biblioteca italiana sembra venire in soccorso del curioso bibliografo deciso a vederci chiaro. Ultim’ora: Fabio Giovanini segnala che ne Il Raccoglitore, anno 1820, vol. VII, Milano, esiste una versione raccontata del Vampiro di Polidori, a cura di Davide Bertolotti.

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On 31 dicembre 2015
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