Warning: ksort() expects parameter 1 to be array, object given in /web/htdocs/www.bernitrovalibri.com/home/wp-content/plugins/bbpress/includes/core/template-functions.php on line 316 Come si diventa cacciatori di libri | Berni Trova Libri

Come si diventa cacciatori di libri

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Rispondiamo a questa domanda logica. Chi sono i cacciatori di libri?
Lo scrittore milanese Andrea Carlo Cappi, per esempio, ne ha fatto i protagonisti dei suoi racconti (Confessioni di un cacciatore di libri, Milano, Addictions, 2001), e già li aveva presentati sulle pagine del Giallo Mondadori agli inizi degli anni Novanta.
Il cacciatore di libri letterario è una sorta di pusher metropolitano, non di rado stressato, uno dalla vita complicata, che fa spesso notte fonda. Ha tutti i problemi che affliggono i comuni mortali, relazioni instabili, alcool, fumo. Porta i capelli quasi sempre in disordine, i vestiti spiegazzati, l’aria affranta. Il cellulare spesso gli recapita vacui e angoscianti sms dove un misterioso compratore gli dice quello che vuole e, soprattutto, che lo vuole subito.
Anche se non si tratta di droga, ma di libri, il risultato non cambia granché.
In uno dei racconti di Cappi, il protagonista ammette che un paio di colpi di fortuna gli hanno permesso di costruirsi una solida fama, decisamente superiore ai suoi meriti. E su quella fama egli tira avanti. Così succede a molti.
Sempre in quel racconto, un misterioso americano lo chiama al cellulare e gli dà appuntamento nella hall di un famoso albergo meneghino. Qui il cacciatore di libri apprende il motivo di tanta segretezza. Il libro che brama è stato stampato proprio a Milano agli inizi del Novecento, da una piccola casa editrice, la Logres, ovviamente ammantata di mistero. Dietro quel marchio si cela infatti un’organizzazione massonica e il libretto, apparentemente insignificante, dal titolo Il Tempio a Milano, minaccia di avere un contenuto esplosivo. La tiratura di sole sei copie ne fa una vera e propria mission impossible anche per il più smaliziato dei cacciatori di libri. Ma lui sa già dove andare a pescare. Ecco, il punto è che un cacciatore di libri non dice mai di no, lui sa sempre dove cercare. E se non lo sa, deve fare finta di nulla. Lo impone il ruolo.

Queste sono le suggestioni che deve evocare la nostra professione. Ci si deve sentire come Johnny Depp nel film La nona porta, o come il malcapitato Tom Hanks alle prese con le diaboliche e un po’ bislacche invenzioni letterarie di Dan Brown, che lo infila sempre in qualche cunicolo senza sfondo. Ma dal quale, all’ultimo momento, si apre un passaggio segreto prima invisibile.
Le qualità migliori? Una le racchiude tutte quante. La fede.
Il cacciatore di libri deve credere senza vedere, deve considerare un libro già suo anche quando appare lontanissimo sulla linea dell’orizzonte. O non appare affatto.
Senza dimenticare mai che, talvolta, un libro già agguantato può improvvisamente scivolare via. Senza una ragione apparente. Significa che la brama di possesso non era sufficiente. Significa che non lo abbiamo desiderato abbastanza. Che non lo abbiamo meritato. E il libro ci lascia senza neppure salutarci. Succede anche questo, non stupitevi.
Da Culianu al Dragone Verde

Quando conobbi il professor Marcello De Martino, cinque anni fa, ci trovavamo tra gli stand della fiera del libro di Roma, era un freddo dicembre. Questo valente studioso, ricercatore in linguistica, filologo, esperto di lingua romena e di esoterismo, mi fece un gran parlare del caso di Ioan Culianu, storico delle religioni all’Università di Chicago, assassinato nei bagni della stessa università il 21 maggio 1991, in circostanze mai chiarite.
Appresi per la prima volta di questo caso. Ho successivamente letto che si è sospettato il coinvolgimento dei servizi segreti romeni, la famigerata Securitate, in quanto Culianu era personaggio scomodo, dissidente e figura chiave all’estero della cultura anti regime in Romania; da molti ritenuto il degno erede di Mircea Eliade, il grande storico delle religioni.
Culianu si è occupato a lungo anche di magia nera, divinazione ed esoterismo e le sue ricerche non sono ancora del tutto comprese, a detta degli stessi continuatori della sua opera.
De Martino ha curato nel 2007 l’edizione italiana del libro di Ted Anton, Eros, magia e l’omicidio del Professor Culianu (Roma, Settimo Sigillo), il cui titolo si ispira all’opera più famosa dello stesso Culianu.
Questo personaggio è veramente intrigante per il cacciatore di libri. Va detto che gran parte dei suoi lavori sono stati scovati e riproposti all’attenzione generale dopo la morte. Perfino alcuni racconti, quelli che compongono la raccolta La collezione di smeraldi (Milano, Jaca Book, 1989), vengono guardati e riletti oggi con occhi nuovi. Tra l’altro uno di questi racconti dà anche lo spunto per un clamoroso falso bibliografico, su cui torneremo più avanti.
Ma il libro di cui mi parlò De Martino e che costituì una futura ossessione per il sottoscritto, non aveva niente a che vedere con le sue ricerche su Culianu. Non mi ricordo come l’argomento della chiacchierata andò a scivolare sull’esoterismo, ed in particolare sulla tradizione esoterica e sul simbolismo che furono alla base del Nazismo. Fatto sta che lo studioso buttò lì un titolo, pronunciato quasi con noncuranza; un’azione, questa, ben ponderata da confidare a un cacciatore di libri. E il titolo era Les Sept Têtes du Dragon Vert, di Teddy Legrand. Che buio improvviso mi assalì! Ma è una situazione frequente per il professionista della ricerca. La maggior parte dei bibliofili o bibliofolli ha in mente opere rarissime, di circoscritta e limitata diffusione. Opere note, a volte, a loro soltanto.
Ho presto compreso che il libro vanamente cercato per anni dal mio confidente era una rarità assoluta, praticamente introvabile nella sua prima ed unica edizione (Paris, Éditions Berger-Levrault, 1933). Sembrava che mi avesse affidato una delle classiche mission impossible di cui si diceva poc’anzi.
De Martino, inoltre, mi scriveva a distanza di circa tre quattro mesi sibilline mail in cui cercava di sollecitare il mio amor proprio e il mio orgoglio di cacciatore di libri circa il ritrovamento (di notizie, se non del libro in “carne e ossa”) della sua personale “chimera”.
Un paio d’anni più tardi mi sentii in dovere di avvertire il professore che il libro era stato ristampato in tiratura limitata (appena 200 copie), dato che un numero crescente di estimatori e di studiosi ne reclamava la lettura e l’opera originale era scomparsa. Perfino gli esemplari posseduti dalle biblioteche erano stranamente irreperibili. In perenne prestito o rubati?
Mi rispose che anche questa ristampa era stata fagocitata dal nulla, e non se ne trovava una copia a distanza di qualche mese dall’uscita.
Lo confesso. Non ho mai detto a De Martino che alla fine ho trovato il libro in edizione originale. Qui sono costretto a tirare in ballo la Legge n. 3 del mio icosalogo, Rubate (le idee), fate vostri i desideri degli altri.
D’altro canto, non si era mai parlato di un prezzo e il desiderio espresso dallo studioso poteva essere inteso anche in forma platonica.
Ma questo è un grave errore per un cacciatore di libri. Bisogna essere spietati. Va subito definito il prezzo di cotanta fatica. Prima ancora di dar fuoco alle polveri. Inoltre, non si deve fraternizzare in alcuna maniera con il committente, il quale, se non un avversario in senso stretto, è comunque il termine antitetico di una trattativa. Se lo si invita a prendere il tè, va a finire che ci si intenerisce.
Su come ho localizzato la rarissima copia del libro di Legrand, su come l’abbia poi venduta a caro prezzo e – soprattutto – sul perché questo libro sia così ricercato e conteso dai collezionisti di mezzo mondo ho deciso di far calare, al momento, un velo finissimo di segretezza, che forse non riuscirà del tutto a nascondere le forme del suo contenuto.
Per adesso ho solo voluto evocare le suggestioni che sono pane quotidiano del professionista cercatore di libri. E che non sono affatto dettagli.
Due scuole di pensiero

Parliamo adesso un po’ più da vicino dei libri cosiddetti “introvabili”. Cioè di quei libri difficili o difficilissimi da reperire, perché magari ne sono state stampate poche copie, e tutti li ricercano per qualche motivo.

Esistono fondamentalmente due scuole di pensiero che guidano le azioni dei cacciatori di libri. Teoricamente sono inconciliabili.

Carpe diem (“cogli l’attimo), ossia: ogni lasciata è persa.

Panta rei (“tutto scorre”), ossia: i libri ritornano sempre.
Il contrasto appare stridente. Nella realtà, però, queste due metodologie di approccio non sono così nette e separate come appaiono. Ogni cercatore di libri sa benissimo che si può ricorrere all’una o all’altra a seconda delle circostanze. Diciamo pure che rappresentano le due facce di una stessa medaglia.

Se vi capita a tiro un libro a lungo cercato (e magari a un prezzo notevolmente alto), i fautori della prima filosofia vi invitano a comprarlo senza il minimo indugio. Quelli della seconda vi consigliano invece di aspettare perché il libro – prima o poi – ritornerà.
Come ci si regola? Innanzi tutto cercate di scoprire a quale delle due categorie appartenete e poi fate questi ragionamenti: il prezzo richiesto è equo? Se sì, allora compratelo. Non è equo? Allora non si compra.
Quello appena dato è sicuramente il punto di vista cosiddetto razionale ed equilibrato ma quasi mai l’acquirente si affida alla ragione nel momento, magico, dell’acquisto.
Se la cosa può in qualche modo consolarvi, vi confesso che quando ho comprato un libro importante, quasi sempre ho avuto di che pentirmene per averne trovato ulteriori copie nei mesi o anche nelle settimane immediatamente successive. E a condizioni decisamente più economiche.
Quando invece ho rifiutato l’acquisto, per anni e anni non mi sono più imbattuto in quel titolo e nel momento in cui ci ho finalmente messo le mani ho dovuto pagarlo il doppio o giù di lì.
Questo significa che agire d’impulso è sbagliato e che riflettere troppo è pure sbagliato. Bisogna adottare il comportamento adatto alla singola situazione. Ogni altra scelta non funzionerà.

Vi racconto una storia. La signora che gestiva una piccola ma bella libreria dell’usato nascosta fra i mattoni di Siena, non lontana dalla magnifica Chiesa di San Francesco, aveva appena comprato uno scatolone di libri dal solito studente in fase di trasloco. Non so perché ma, quando si cambia casa, per i libri finisce invariabilmente male.
Insomma, ero di fronte a quella situazione tipica del cacciatore di libri, lo scatolone appena arrivato in libreria (del mitico “scatolone” ne parlo al capitolo 2). Quello che per il giallista è una sorta di “caso della stanza chiusa”, ossia fonte di innumerevoli guai nel tentativo di decifrare la soluzione.
Fingendo di non trovare nulla di interessante, comincio a dare un’occhiata. L’occhiata da distratta diventa discreta. Da discreta si fa incuriosita, nel momento in cui vedo una copia de Il nome della rosa di Umberto Eco. Mi immagino una 56° edizione, invece quasi mi viene un mancamento: è la prima, settembre 1980. Tra l’altro, il bollino SIAE mi dice che è una delle prime mille copie bollate. Sovraccopertina intatta, libro in eccellenti condizioni.
Dentro lo scatolone c’è anche una copia de L’isola del giorno prima, stesso autore, ma si tratta di un’edizione Club degli Editori. Seguendo la regola di Duccio (si veda il capitolo 2 del mio “Manuale del cacciatore di libri introvabili”), deciso di sceglierla come specchietto per le allodole e domando timidamente il prezzo.
“Oh, quelli dello scatolone devo ancora prezzarli – mi fa la signora – magari se ripassa nel pomeriggio…”.
“Va bene – dico io, senza lasciar trasalire alcuna emozione umana. E poi aggiungo: comunque era solo per questo romanzo di Eco, che non ho mai letto e volevo cominciare adesso”.
“Beh, mi fa lei, vediamo un po’; questo glielo posso mettere 8 euro…”
“Ah, dico io, però magari ne avrei presi due, c’è anche Il nome della rosa”.
Prende in mano il libro, lo apre e fa: “Caspita, ma è una prima edizione. Eh, questa… questa costa un po’ di più. Senta, per cortesia, ripassi nel pomeriggio perché senza sentire la mia socia non saprei che prezzo farle…”
Risultato: il libro fu prezzato 50 euro, io lo rifiutai. Ne ho trovata una copia tre anni più tardi e l’ho pagata 80. Ben mi sta.
In effetti l’esempio appena riportato è una vera e propria raccolta di errori da non commettere mai quando si cerca di comprare un libro. Innanzi tutto la questione dello scatolone. Lo scatolone è la magic box che ogni tanto compare nelle fiabe e dispensa doni inaspettati e magnifici. O magnifici in quanto inaspettati.
Non dovete mai permettere al libraio di impedirvi di rovistarvi. Il libraio deve comprendere che è un suo errore che uno scatolone pieno di libri non ancora visionati si trovi alla portata del compratore. Se ciò succede deve arrendersi all’evidenza e soccombere, non può sfilarvelo di mano come se nulla fosse.
D’altra parte, il libraio ha anche tutto il diritto di impedirvi di prendere libri che lui non abbia potuto visionare a piacere. È sul filo tagliente di questo contrasto, apparentemente irrisolvibile, che si nasconde il segreto di ogni vendita o acquisto.
Sempre sul prezzo, vi ricordo la Legge n. 13 del mio icosalogo, Per il libraio: stabilito il prezzo, non cambiatelo mai. Per il compratore: non comprate mai al primo prezzo proposto. Se ne venite a capo, avrete già fatto dei passi da gigante in questo avventuroso mondo dei cacciatori di libri.

Qualche volta, però, le cose riescono anche a filare per il verso giusto. Mi ricordo della mia soddisfazione quando un giorno riuscii a procurarmi senza apparente sforzo Mondi in collisione di Immanuel Velikovsky (Milano, Garzanti, 1955) nella sua prima edizione italiana, completo non solo di sovraccoperta ma anche della introvabilissima fascetta editoriale azzurra che recita un po’ prosaicamente “solamente un libro ha venduto più copie di questo, la Bibbia”.
Il libraio torinese da cui lo acquistai per 20 euro era un convinto assertore dell’inutilità del libro e credo che la sua quotazione fu un vero atto di fede e una provocazione culturale, se così si può definire la cosa.
Mi ricordo che lo invitai a prendere un caffè e nel frattempo facevo buon viso a tutte le sue esternazioni sul caso, compresa una malcelata ostilità verso i libri di rottura scientifica, che a suo dire erano solo propugnatori di false teorie, di idee strampalate, di idiozie altrimenti inascoltabili. Mi bevvi tutto quanto, e diciamo che mai veleno fu più dolce, se posso permettermi un ossimoro di circostanza…
Alla fine Mondi in collisione fu mio. E ce l’ho qui davanti a me proprio mentre ricordo quell’episodio. Recentemente ne ho trovata una seconda copia, perfetta, su eBay, ma a un costo sei volte superiore.

Enfatizzando la filosofia del cacciatore di libri si può affermare che in linea generale esistono due modi per cercare i libri introvabili:

Ante litteram (trovarli prima che diventino introvabili)

A giochi fatti (trovarli dopo)
Sembra facile, vero? Ma state a sentire. Nel 2004, leggendo un articolo di giornale, apprendo che in Francia stava per uscire L.A. Confidentiel, un libro-scandalo contro il famoso ciclista americano Lance Armstrong scritto da due giornalisti. L’articolo diceva anche che Armstrong, che nel libro veniva accusato di doping, stava cercando di impedirne l’uscita per mezzo dei suoi legali. Così scrissi all’editore (La Martinière), e insistetti parecchio per avere la loro prima spedizione. Mi ricordo che ne ordinai sei copie. Pensai che anche se il libro ce l’avesse fatta a raggiungere le librerie, sarebbe stato ritirato quasi subito e poteva farsi raro e ricercato. Non successe niente del genere, nessun tribunale riuscì a impedire l’uscita del libro e dopo un po’, spento il clamore, nessuno lo cercava in maniera particolare.
Mi ero, fatalmente, dimenticato che la Francia è molto garantista in fatto di editoria e libertà di stampa. Avevo dato per scontato che il libro sarebbe stato almeno sequestrato e che quindi le mie sei copie avrebbero presto acquistato valore. Mi ero fidato di un articolo di giornale scritto da un giornalista italiano che aveva ripreso la notizia da un’agenzia, senza però approfondirla. L’acquisto non fu un affare. Ho ancora le sei copie con me. L’editore si deve essere molto stupito del mio ordine. Lance Armstrong, dopo un primo ritiro dall’attività sportiva, tornò a correre. Salvo venire squalificato davvero anni più tardi e veder revocati tutti i suoi titoli sportivi. A tempo debito, quindi, il libro di Ballester e Walsh si è di nuovo fatto interessante. Oggi qualcuno ha cominciato a ricercarlo, e le valutazioni stanno salendo.

Qual è la morale della favola? Semplice, che fare un affare o prendere una cantonata sono due cose molto vicine fra di loro. A volte non basta fare un ragionamento. È necessario che il ragionamento sia anche quello giusto.
E una cantonata oggi non è detto che non si trasformi in un affare domani.

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On 1 gennaio 2016
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